Indossa le lenti di notte, vedi bene di giorno

 Servono a correggere la miopia, ma non sono prive di rischi Indossa le lenti di notte, vedi bene di giorno Si mettono prima di andare a dormire, e al mattino ci si sveglia con una visione perfetta, che dura un giorno, o al massimo due. 

 

Già ai tempi dell’antica Cina un rimedio utilizzato dalle persone miopi per correggere – anche se solo temporaneamente – un problema visivo consisteva nell’appoggiare sulle palpebre chiuse dei sacchetti pieni di sabbia o riso, da tenere in quella posizione di notte, durante il sonno. Questo perché, grazie al peso esercitato dal sacchetto sull’occhio, era possibile ottenere un temporaneo appiattimento della cornea e un conseguente miglioramento della vista. Il medesimo principio è oggi alla base dell’ortocheratologia (Ortho-K), ovvero la tecnica di correzione dei difetti visivi (miopia, astigmatismo e ipermetropia lievi) tramite l'uso notturno di lenti a contatto rigide gas-permeabili (RGP). ORTHO-K – L'ortocheratologia è nata negli anni '50, con l'utilizzo delle prime lenti a contatto rigide che si sono poi evolute nelle attuali lenti RGP, in grado di comprimere la cornea e modificarne in modo non permanente la curvatura, correggendo temporaneamente il difetto, che si ripresenta non appena la cornea ritorna alla sua forma originaria. In pratica, come testimonia un redattore dell’Independent, la sera prima di coricarsi si indossano le lenti (che vengono create su misura per ciascun paziente dopo un’accurata analisi oculistica), e il mattino seguente – dopo averle rimosse – si gode di una visione ottimale senza lenti né occhiali, che mediamente dura una giornata o poco più.

SICUREZZA – Secondo i sostenitori di tale modalità di correzione temporanea, si tratta di una tecnica sicura: osservando con attenzione le regole di utilizzo e igiene si riduce al minimo il rischio di intolleranza. Gli specialisti ritengono inoltre che la maggiore gas permeabilità delle lenti in questione permetta di evitare i problemi legati all’utilizzo notturno, grazie a una maggiore penetrazione di ossigeno.

CAUTELA – Tuttavia, come spiega Matteo Piovella, presidente della Società Italiana di Oftalmologia (Soi), le controindicazioni non mancano: «Il numero di pazienti che possono utilizzare tale dispositivo è limitato e non proporzionato rispetto a come se ne parla». Si tratta sì di una tecnica allo studio da oltre 40 anni, ma occorre prudenza nella valutazione del suo utilizzo: «In Italia solo un 4-5 per cento circa di quanti portano gli occhiali possono utilizzare le lenti a contatto a causa di intolleranza o inidoneità - continua Pivella - e quando si parla di ortocheratologia si dimentica spesso di menzionare le complicazioni anche importanti che possono ricorrere quando le lenti vengono utilizzate di notte, poiché durante il sonno la lacrimazione diminuisce. E in questo caso si tratta di lenti che vengono utilizzate esclusivamente durante il sonno». Se da un lato, quindi, il beneficio (ancorché temporaneo) dell’ortocheratologia è tangibile, dall’altro è però importante sottolineare che il ricorso a tale tecnica e la sua diffusione sono limitati dalle stesse problematiche e controindicazioni legate all’uso delle ordinarie lenti a contatto.

Alessandra Carboni