Magia del CARNEVALE

 

Venezia: "Buondi' siora mascara"

Risalgono a fine 1200 le prime testimonianze scritte del carnevale veneziano come festa popolare nei giorni precedenti la Quaresima. Destinato a diventare la manifestazione più caratteristica d'Europa per l'uso e la simbologia delle maschere e il riferimento a personaggi incarnanti caratteri e tradizioni della gente comune, il carnevale rispecchia nei secoli quell'intento di rompere le righe che già i culti dionisiaci avevano inaugurato fra i Greci. « Semel in anno licet insanire » (Una volta l'anno é lecito non avere freni) tradussero i Latini, con evidente riferimento alla trasgressione delle regole che questo periodo pre pasquale concedeva. A goderne, in particolare, erano i ceti più umili, cui era concesso per un breve termine di tempo, di diventare simili ai potenti. Oggi, benché il periodo di festeggiamenti si sia ufficilamente ridotto (una volta cominciava addirittura la prima domenica di ottobre), la tradizione rimane viva e anima per una decina di giorni calli e vicoli veneziani con spettacoli, parate, balli nei palazzi. « Buongiorno siora mascara » era il saluto che tradizionalmente si poneva a chi si incontrava per strada: né rango né sesso dividevano i veneziani durante il Carnevale, in tempi in cui l'affermazione sociale e le distinzioni erano ben marcate nella vita di tutti i giorni. Ogni anno, un'inaugurazione speciale ha luogo al caffé Baglioni, da provare se siete pronti a sacrificare circa duecento euro per amore della tradizione: cena a buffet con scelta di vini non vi costerà meno di duecento euro. Il ballo medievale, il ballo del re Sole, giri in gondola e il gran galà di carnevale con la sfilata delle maschere animano tutta la città, da approfittarne a pancia piena dopo una sostanziosa pausa nei bacari (le osterie tipiche).

 

Nizza a colpo di steli

Sulla passeggiata degli Inglesi é dal 1876 che ogni anno ha luogo la « battaglia di fiori ». Il carnevale più rinomato di Francia assomiglia non poco a quello del nord Italia: sfilate di carri con maschere di cartapesta, personaggi caricaturali, musica e festa per le strade. Con la particolarità che sui carri e per strada il travestimento é assolutalente floreale: a sfilare sono mimose, rose, gladioli, lilii e molte altre specie. L'origine della tradizione nizzana risale ad uno scrittore francese di origine tedesca, Alphonse Karr, amante dei fiori e desideroso di inventare un evento nel quale la gente potesse respirare a pieni polmoni il loro profumo. Fu su questa ispirazione che, nel 1876, Andriot Saetone creo' la prima battaglia di fiori sulla Promenade des Anglais. Oggi la vera e propria battaglia con lancio di bouquet non ha più luogo, ma la manifestazione attira sempre moltissima gente, incuriosita dall'evento. La preparazione di ogni carro richiede dalle quaranta alle cinquanta ore di lavoro, un lavoro particolarmente delicato in quanto i petali vengono incollati ai carri con farina e acqua, all'ultimo momento per garantire la freschezza degli stessi. Dai primi di dicembre parte il recrutamento dei partecipanti alla sfilata, e i carri vengono allestiti e colorati di tinte sgargianti (rosso, verde, giallo). Sono carri di sei metri di altezza per sette di lunghezza, con uno spessore che di solito raggiunge i due metri.

 

Kölsch! Quando le donne possono

Un rullo di tamburi, e Colonia si anima. Avamposto del carnevale tedesco, la cittadina della Renania viene letteralmente invasa dagli Jacken, buffoni in costume con l'immancabile boccale di birra, a onor del miglior spirito tedesco! In strada, sfilate di maschere e personaggi fra i più curiosi, e benché il Carnevale qui presenti un'accezione meno politica che nel resto del Paese, dal 1984 (anno in cui alcuni studenti la introdussero) viene messa in scena la « stunksitzung », letteralmente « riunione di discussione »: una specie di cabaret satirico ideata per dileggiare i politici locali e non solo. Dal giovedi' grasso al mercoledi' delle Ceneri, la città proclama un giocoso « stato di emergenza », durante il quale é d'obbligo girare per le strade mascherati (attenzione, chi non indossi almeno qualcosa di strano sarà guardato molto severamente!), nei panifici le commesse vi risponderanno a suon di trompette, e un'aria di festa invade anche gli uffici.. Una concessione speciale é fatta alle donne il giovedi' grasso, giornata a loro interamente dedicata durante la quale, per esprimere tutta la libertà che si possono permettere nei confronti dell'uomo, tagliano loro la cravatta. La festa si chiude il mercoledì delle ceneri con un rito simile a quello della befana italiana, quando, il giorno dell'Epifania, al nord si brucia « la vecchia »: a Colonia si dà fuoco al « nubbel », un pupazzo di paglia, per bruciare tutte le colpe dei giorni precedenti.

 

Colori e tamburi di Binche

E' il Carnevale più conosciuto del Belgio e vanta origini molto antiche: risalgono, infatti, al XVsimo secolo le prime testimonianze su questa festa popolare: già a fine 1300, in realtà, i componenti dei villaggi valloni usavano radunarsi attorno a dei falo' il giorno di martedi' grasso per festeggiare la fine dell'inverno e propiziare fortuna e fertilità alla terra e alle donne. Le prime sfilate e l'ufficializzazione della festa si devono agli spagnoli, che, per il desiderio di Maria d'Ungheria, allora signora di Binche, diedero il via ad una tradizione che é valsa oggi alla manifestazione vallone il riconoscimento dell'Unesco come Patrimonio dell'Umanità. Personaggio di punta é il « Gille », originariamente il richiamo della primavera, che si distingue per una danza particolare e il curioso copricapo con piume di struzzo che porta. Oltre a un abbigliamento appariscente (di colore rosso, giallo e nero, con un colletto fatto con oltre 150 metri di nastro!), il Gille indossa una cintura adorna di campanelli. Difficile, per lui, passare inosservato..Due sono i momenti principali di questo carnevale vallone, a una sessantina di chilometri da Bruxelles: il pre-carnevale, consistente nella sfilata per le strade del Gille e dei suoi « amici » senza costume e a suon di tamburi, ha luogo la quinta e la sesta domenica prima dell'inizio del periodo carnevalesco. Il Carnevale vero e proprio, stabilito una decina di giorni qnte-Quaresima, continua in un susseguirsi di mascherate, culminanti nella « sfilata mattutina » di martedi' grasso (ritrovo alle quattro del mattino!), con la successiva parata durante la quale il gille e gli altri personaggi lanciano arance alla folla. La festa continua tutta la notte a ritmo di danza, fino all'alba, quando i tamburi tacciono, e la Quaresima inizia.

 

Il re dei gatti

E' piccolica, Dragor, ma il suo é il Carnevale più famoso in Danimarca. A pochi chilometri da Copenhaghen, la cittadina ospita ogni anno l'elezione del « re dei gatti », vincitore di una gara in stile palo della cuccagna. I contendenti, a cavallo, cercano di colpire con un bastone una bottiglia appesa con una corda fra due pali: una volta la bottiglia conteneva uno sfortunato gatto, ora solo dolci. Meno forte che nei Paesi mediterranei, la tradizione del Carnevale non é tralasciato, ed é dedicato soprattutto ai bambini. Festeggia anche Aalborg, quarta città più grande in Danimarca, dove circa 15mila persone sfilano sulle strade. Particolarità di questo carnevale é che si festeggia nel mese di maggio, e non ha niente a che vedere con la tradizione medievale. E' un carnevale giovane (il primo fu nel 1983), legato alla tradizione universitaria che la caratterizza. C'é la guerra delle bande, consistente in una competizione di numerosi gruppi che si contendono il titolo di banda dell'anno attraverso performances di danza e musica, e come a Dragor, una festa tutta per i bambni, dove possono sfilare per le strade e fare mostra dei loro personaggi preferiti.

 

L'enterro do Carnaval

E' merito della tradizione lusitana, se il carnevale brasiliano é diventato il più colorato e citato del mondo: in Portogallo, febbraio é un mese particolarmente allegro, festeggiato in tutti gli angoli del Paese. A Lisbona, i festeggiamenti durano per tutto il mese di febbraio, con concerti musicali, parate e l' « enterro do carnaval », il funerale del carnevale il mercoledi' delle Ceneri. Non spetta pero' alla capitale la tradizione più conosciuta del Paese: é Torre Vedras, cittadina a mezz'ora da Lisbona, ad accogliere il Carnevale più caratteristico. Qui, la manifestazione risale a fine Ottocento, e oggi si contraddistingue per l'aspetto satirico che domina le maschere e i personaggi che la animano. Fra i protagonisti, i « cabeçudos » (maschere giganti di cartapesta a immagine dei personaggi più noti) e gli « ze pereiras » (maschere più trasgressive, accompagnate dal suono della cornamusa), che sfilano con i carri allegorici per le vie della città. A Madeira assisterete al corteo pasticcione, una sfilata di pagliacci, mentre a Loulé (in Algarve) fate attenzione a non vestirvi troppo eleganti: parte integrante della festa consiste nel lancio di uova e farina... Un accenno al carnevale delle isole Azzorre, che ha mantenuto un legame molto forte con le tradizioni e la religione popolare. Fra le molte attività organizzate, tipica é la serata di danze folkloriche che si svolge nelle isole di Sao Miguel e Santa Maria.

 

Rio, le chiavi al rei Momo!

Fra le manifestazioni più conosciute, il carnevale di Rio é sicuramente il più chiacchierato. Caratterizzato soprattutto da musica e danza, é un'esplosione di colori e forme in movimento che trascinano folle di gente per le strade a ritmo di samba. Il venerdi' precedente il martedi' grasso, il sindaco rimette le chiavi della città al Rei Momo, il Signore dell'Anarchia, inaugurando cosi' simbolicamente cinque giorni di follia. Attrattiva mondiale, il carnevale brasiliano é una vera e propria competizione che nasconde mesi e mesi di preparativi nelle principali scuole di ballo della città. Ognuna di esse mette in campo delle vere e proprie formazioni (fra i 2500 e i 6000 partecipanti l'una), con tanto di selezione e organizzazione dei temi proposti. Durante la sfilata, una commissione giudica gli spettacoli più: i vincitori sono promossi alla categoria superiore, mentre i realizzatori dei balli meno convincenti retrocedono. Da notare, i giudici tengono in considerazione tanto la tecnica quanto passione, entusiasmo e disciplina. Spettacolare nella forma, il carnevale nasconde in Brasile un aspetto sociale più sottile. Vissuto intensamente da tutte le fasce di popolazione, la festa rappresenta per i ceti più umili un momento in cui tutto é permesso, e uno sfogo dalla povertà che attenaglia il Paese. Rio de Janeiro si contende con Bahia l'origine del carnevale.

 

Il carnevale dei Neri e dei Bianchi

Dopo Rio, é la Colombia ad ospitare il carnevale più famoso dell'America Latina. Capitale del dipartimento Atlantico e quarta città colombiana per popolazione, Barranquilla festeggia un carnevale antico di oltre cento anni, dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Alcune manifestazioni conservano la memoria del periodo coloniale. Già dal 1912, in realtà, si stabili' che dal 2 al 6 gennaio fosse celebrato un periodo di festa durante il quale la tristezza doveva essere bandita. Dal XVI secolo é inoltre entrata nelle tradizioni la celebrazione del cosiddetto Carnevale dei Neri e dei Bianchi, anch'esso di origine coloniale. Il giorno dei Neri é un omaggio agli schiavi di origine africana che durante l'Impero di Spagna sollecitarono i coloni a concedere un giorno di riposo. Concessa la grazia, la festa comincio' ad essere celebrata il 5 gennaio, giorno dei Re Magi, in onore del Magio nero Melchiorre. In un secondo tempo, si stabili' che il giorno precedente la festa dei Magi ci si dipingesse di bianco. Da allora, il 5 gennaio tutti si truccano di nero con un grasso che viene fabbricato appositamente per il carnevale, mentre il giorno seguente, giorno dei Bianchi, il trucco é fatto di talco e farina.

 

New Orleans, in strada!

Quando il giorno di martedi' grasso del 1699 René Robert Cavelier, esploratore francese, soprannomino' una lingua di terra del Mississipi « mardi gras », forse l'intento era solo di ricordare il giorno di festa che in Francia veniva celebrato goliardicamente da anni. Basto' il gesto perché da quel momento venissero organizzate feste di ogni genere per celebrare l'occasione: molti erano i francesi che sceglievano la Luisiana come terra d'adozione, e la tradizione a poco a poco filtro'. La cosa non piacque agli Spagnoli, ai tempi al potere, che in un primo momento soppressero la festività. Il « mardi gras » riprese nel 1823, sotto la spinta della popolazione creola che reintrodussero un'abitudine degenerata negli anni: i partecipanti si abbandonavano infatti all'alcool e per una seconda volta il carnevale fu vietato. Alterne vicende lo salvarono, e oggi il carnevale di New Orleans attira curiosi e appassionati, intrattenendoli con una ventina di carri e altrettante fanfare. L'atmosfera é assolutamente particolare.

 

Dal Portogallo all'India

Ancora una volta, sono i portoghesi ad aver esportato il carnevale in Asia. In India, la città di Goa ospita nel mese di febbraio tre giorni e tre notti di festeggiamenti senza fine, ricchi in colore e musica. La festa é un retaggio della colonizzazione lusitana, sul territorio indiano fino al 1961. Del resto, Goa non é la sola città indiana a festeggiare il carnevale. La festa di Holi, apprezzata un po' in tutte le regioni del Paese, viene celebrata nel mese indiano di Phalgun, corrispondente al marzo del calendario gregoriano. Sono festeggiamenti per certi versi molto « occidentali », con tre giorni di festeggiamenti durante i quali la gente si lancia addosso polveri colorate miste ad acqua, o perfino getti di liquido colorato. Bandita la paura di sporcarsi, le strade si riempiono di persone coloratissime, in una danza inarrestabile che é un tributo al principio della primavera. Il passaggio di stagione e il coloratissimo modo di festeggiarlo hanno origini mitologiche, diverse da regione in regione: si racconta di Kama, dio dell'amore, di Krishna, di altri dei ancora. Durante questi giorni di festa le distinzioni si annullano, le caste sembrano per un brevissimo periodo allentare la loro presa sul tessuto sociale e, in qualche villaggio, c'é l'abitudine di lasciare alle donne una sorta di rivincita sugli uomini: con delle pertiche, hanno il diritto di battere (giocosamente) sugli uomini.